E' l'incipit quello che mi ha sempre turbato: un articolo, una conferenza, un incontro, una gioia. Se potessi scegliere nella mia vita arriverei sempre a spettacolo iniziato. Un esempio? Entro al secondo tempo, segno un gol acrobatico, modifico le sorti della partita, esco, raccolgo gli applausi e mi ritiro negli spogliatoi. Insomma parliamoci francamente, è come essere nel bel mezzo delle emozioni senza correre come un imbecille a fondo campo, le vivi addosso, senti a pieno il turbinio dell'evento e hai comunque, (da buon malinconico quale sono), sempre il tempo di rimpiangere il preludio.
Con questo, spero di aver driblato ogni preambolo e di essere giunto a piene mani nell'attesa di questo Sabato del Villaggio che dentro di me porta data nuova, quella del 26 luglio 2008. Viaggiare con le parole non è solo il mio mestiere, ma l'opportunità maggiore che possa capitare all'uomo per rendere tattile lo sguardo attraverso i pensieri letti. Anche per questo scrivo e anche per questo vi chiedo perdono, (soprattutto al grande Peppe alias cuoregrammatico) per non essere stato così presente come avrei voluto. Ma la meraviglia di questa professione è che la passione a volte fa l'amore per secoli con l'incipit. Ed è un rapporto dove i preliminari, credetemi, durano un eternità.
Ormai Ghiandole tutte, voi siete famiglia e segreti, pertanto, meritate ogni confidenza. E' difficile da spiegare, (non meno da comprendere), ma per me che ho spesso vissuto la felicità come un privilegio lontanissimo, l'idea del grande giorno mi inebria, ubriaca, stordisce, fracassa. A volte mi domando... ma proprio a me? E' tutto mio? Si è tutto mio, lo merito, è la mia conquista, la mia coppa di sentimenti per la quale ho lottato più di quanto possiate immaginare, in clandestinità dai miei demoni e carbonaro per la giusta causa delle mie gioie. Sono diventato così negli anni la famiglia di me stesso e, seppure nelle sue contraddizioni, nei suoi bisogni dolcissimi, disperati e profondi, questa famiglia ha voglia di condividere con voi i numeri del calendario che mi separano dal Si. Non temo leoni della savana, la fragilità è il mio più affilato coltello, non mi spaventano le belve della foresta: conosco le loro ragioni e loro temono le mie!
Pertanto grazie Amici Miei! Perchè questi giorni stanno diventando indimenticabili, sento sulla mia pelle il conforto delle vostre attenzioni, il bene dei vostri abbracci, la mimesi, mai casuale, del vostro affetto. Beato chi non si scandalizza di me. Versetto 11,6 Matteo. Siete veri e straordinari e vi giuro, passerei 1000 serate a bere vino e chiacchierare come sappiamo fare, ben oltre oltre 00: 02! Un grazie poi vorrei rivolgerlo al Signore, per tutte le volte che ha segnato sul suo taccuino le mie sofferenze e i miei sogni, grazie per aver alleviato le prime e governato i secondi. Con Lui ho una birra in sospeso da tanto tempo e un po' di domande inevase. Colgo quindi l'occasione, (se mai dovesse trovarsi a passare dal nostro blog), di lasciargli qualche appunto: abbi cura di Don Gino e di tutta la poesia che ci ha regalato, di a nonna Ulderica che se avrò una bimba la chiamerò col suo nome, strizza l'occhio alla mia famiglia e passagli Meraviglioso di Domenico Modugno affinchè non dimentichino che questa vita E' meravigliosa! Ricorda a Dario, al mio Dario, che non lo dimenticherò mai e che mai dimenticherò tutto quello che mi ha insegnato. I girasoli sono per lui. La mail dell'anima mia la conosci bene, tienimi aggiornato Signore!
In ultimo voglio ringraziare una dottoressa-brava (zia Mariella sa) che in un pomeriggio d'inverno mi ha ricordato la strada dopo essermi smarrito. Grazie davvero.
E ora veniamo a noi Amore mio, tenerezza dolcissima, allegria domenicale e sole, vitalità e gioia d'unica stagione. A te Dory che mi hai incantato, stupito e illuminato al tavolo della biblioteca comunale nel '99. A te tesoro profumato porgo il cesto di vimini più grande della mia cantina, spero contenga tutto il mio bene e lo mantenga fresco come i muri delle chiese nei pomeriggi d'agosto. A te che quando vuoi sei gigante e bambina, a te che la libertà ha scelto come entusiasmo dei suoi giorni migliori, a te che in un soffio sveli le trame d' ogni mia paura, a te tutto quello che sono in questo istante.
Quindi è a te amore mio che chiedo di non cambiare mai, di conservare il tuo cuore di latte e la pazienza di Penelope, i tuoi ricci ribelli e la tua meraviglia per la vita. I miei giorni coincideranno con la tua esistenza.
Ora mi scelgo uno scoglio e mi accoccolo un po', aspetto il riverbero del tuo sorriso sopra le onde e faccio quello che so fare meglio, piango e rido...
Tommy