cogito, ergo, sum
Una riflessione non conformata a partire da un “caso” cittadino.
allego il testo integrale:
Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà, di impunità
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso,
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera,
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta,
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
di questa canzone de andrè spiegava presentandola :
"le maggioranze, approfittando di essere così numerose, pensano di avere il diritto di vessare, di umiliare le minoranze.
Un'invocazione a un'entità parentale, come se fosse una mamma, un papà, molto più grandi e molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime, come una divinità. Le chiamiamo Dio; le chiamiamo Signore; le chiamiamo La Madonna. In questo caso l'invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subìto le minoranze da parte delle maggioranze."
è evidente che le maggioranze di cui parla de Andrè, sono esattamente quelle che scelgono il non fare, rispetto al fare.
a quella maggioranza che immobile "sui belvedere delle torri" silenziosa e "distante dalle cose che accadono al di là delle parole", "coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie...come una malattia."
e la scelta di fabrizio va violentemente verso chi "viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore"...verso "questi servi disobbedienti alle leggi di quel branco".
ma al di là di questo inizio inadatto all'analisi che ne segue, quello che scrive victor, in un lavoro certosino e colto, denso di citazioni e riferimenti che conferiscono al pezzo un aura di inconfutabilità legata allo spessore dei citati, mi spinge ad una serie di riflessioni.
premetto che ho trovato il post (lo dico da popolano e da abusivo della scrittura), molto ben scritto , ma decisamente sproporzionato e squilibrato nei suoi equilibri da una premessa troppo lunga rispetto al concetto centrale.
il post è supportato da citazioni di "orwell, Hobsbawnm e de mauro".
in buona parte incentrate sul concetto che "che proprio a causa della diffusione delle tecnologie di massa (internet in primis), molta parte delle fasce altamente alfabetizzate non siano tuttavia in grado di comprendere criticamente un testo complesso. Ciò non solo a causa di una mancanza latente di abitudine all’analisi, ma anche a causa di una mancanza del riconoscimento cognitivo di parole e periodi differenti dalla normale diffusione generalizzata del linguaggio. In sostanza: ciò che è diversamente percepibile appare vecchio, stantio, saccente, intellettualizzato."
aggiungendo che
"il popolo, categoria di per se stessa vecchia e pericolosa, e tutto ciò che è popolare, non è solo per questo motivo ragionevole. Semmai è il suo contrario, soprattutto nella società odierna dove chiunque ritiene, solo perchè alfabetizzato, di avere un ruolo intellettuale attivo. In questo senso dunque tutto ciò che è popolare può apparire pericoloso perchè finalisticamente strumentale a quel tipo di cultura apparente che l’alfabetizzazione diffusa ci porta a ritenere giustamente identificabile con la condizione di benessere del cittadino e con la sua attitudine illusoria alla partecipazione attiva alla vita democratica della comunità."
victor poi, con un'altra citazione (gramsci), chiude il questo teorema circolare e rotondo:
"Egli sosteneva che quello degli intellettuali fosse un segmento interno a ciascuna classe, quello che fornisce a questa «omogeneità e consapevolezza della propria funzione non solo nel campo economico, ma anche in quello sociale e politico». Dunque ciascuno con un ruolo precisissimo all’interno del proprio segmento di appartenenza: i sacerdoti, i notai, gli insegnanti, i tecnici dell’industria e, per riferirmi direttamente al “caso Ruggiero”, gli operatori del sociale."
quindi (nella mia non appartenenza a nessuna delle categorie succitate), mi accorgo di essere stato catalogato nell'unica rimasta...ovvero quella che costituisce il senso stesso del post.
il popolo.
quello che solo perchè alfabetizzato, ritiene di avere un ruolo intellettuale attivo...tuttavia non in grado di comprendere un testo complesso, anche a causa di una mancanza del riconoscimento cognitivo di parole e periodi differenti dalla normale diffusione generalizzata del linguaggio.
mi sorprendo ancora stupito da questo tipo di uscite, pur dovendo esserci abituato.
sarà che ho appena scoperto di avere una mancanza di riconoscimento cognitivo, che mi hanno appena reso edotto in merito alla mia incapacità di comprendere un testo complesso.
ma...come dire...mi sembra che implicitamente (è difficile non avendo il riconoscimento cognitivo di periodi differenti dalla normale diffusione del linguaggio), mi sia stato dato dello "stronzo".
lo dico benevolmente, nell'accezione simpatica.
cioè: io, Tommy, mia moglie, i miei amici, magosilvan,papagnol, doriana, enzo, mariella e un'ottantina di persone che hanno sottoscritto la mail (solo per la cronaca l'ha fatto anche dario rivera magos-ma credo solo per educazione), saremmo tipo un coacervo di popolani inadatti al livello della discussione in se, in quanto non appartenenti ad un ruolo preciso all'interno della società. (nello specifico al caso di Ruggiero).
ma questo deriverà sicuramente dalla mia incapacità cognitiva.
anche perchè, se io non ho le capacità per affrontare il caso, non essendo un operatore "tecnico" del sociale, non capisco perchè victor non delegittimi a farlo anche l'assessore di competenza Crudele.
cioè: se io ho sbagliato ad occuparmi di Ruggiero perchè non appartenente alla categoria specifica dell'operatore sociale, perchè lo sarebbe l'assessore Crudele che nella vita fa il commercialista?
visto che "possiamo dire che la nostra società è alla base ignorante, perchè maggioritaria e non criticamente professionalizzata".
victor poi passa alle conclusioni, anch'esse molto ben scritte nella forma. spiegando che: "In questo la nostra società non è democratica né basata su una cultura intellettuale in grado di offrire democrazia: semplicemente perchè quella cultura è disconosciuta, anche da chi illusoriamente si ritiene all’opposizione beceramente politica di una maggioranza italiana attualmente classe dirigente nel paese [...]questa opposizione autodichiarata serve alla maggioranza per giustificare se stessa e dunque è forse più pericolosa della maggioranza stessa, perchè non è intellettualmente creativa e propositiva, ma semplicemente popolare e massificata"
noi quindi nel perseguire una causa in modo errato, autoconvincendoci di essere una forza di opposizione beceramente politica, ci siamo in realtà ritovati ad essere più pericolosi della maggioranza stessa che volevamo combattere.
anzi victor approfondisce:
"Questa è dunque la democrazia cui siamo destinati se, con un impulso di reale orgoglio critico (e per questo naturalmente di sinistra) non ci abitueremo onestamente a analizzare (e non a sintetizzare), a contribuire (e non a contestare), a costruire (e non a distruggere), cominciando innanzitutto dal riconoscere a ciascuna “professionalità” il proprio ruolo intellettualmente organico nella nostra povera e apparentemente democratica società. In questo il ruolo delle giovani generazioni dovrebbe essere fondamentale anche se, purtroppo, nella apparente anticonformità delle istanze, è nella maggioranza quasi totalmente conformato"
quindi non sono contro, come illusoriamente credevo di essere, ma sono conformato.
ora però, essendo definitivamente cosciente della mia natura popolare ed inadatta alla difficoltà dell'argomento, mi chiedo come uscire da questa figuraccia che mi sono autoprocurato.
e non so come farlo.
so solo che secoli di battaglie, di persone non appartenenti alle "professionalità" riconosciute mi dicono che forse il punto di vista di Victor è malsano.
perchè sennò gli studenti della primavera di Praga, che senza una professionalità riconosciuta, si sono dati fuoco per un idea, sai che stronzi sono stati...si sono dati fuoco essendo la maggioranza.
e poi riflettendoci.
ma perchè quella dello storico è una professionalità riconosciuta e quella di chi ha sottoscritto l'iniziativa no?
mah...sarà soltanto che io non sono in grado di comprendere un testo complesso per la mia mancanza di capacità cognitive...
io resto il solito stronzo di sopra...ma sempre in direzione ostinata e contraria.
anche se poi giro su me stesso e finisco con il popolo alla maggioranaza....
o non ho capito un cazzo?
ricorda Signore questo servo disobbediente...
se puoi...

