08/01/2009
09:59
commenti (25)

un musicista

Una sveglia di cuoregrammatico | in: angolo di giuseppe, angolo delle ghiandole

È successo in un giorno come un altro…

 

Era una domenica,e mio padre mi ha costretto ad andare a teatro con lui.

Avevo 14 anni e da molto tempo suonavo il piano…molto bene.

 

Ma lo facevo solo perché mia madre mi costringeva eh…

 

Cioè…io volevo suonare la chitarra elettrica…impazzivo per “cocaine” di Eric Clapton.

Ma lei no.

Lei  voleva il figlio pianista…e medico…
l’ho accontentata a metà…

mmmmm….che dicevo?....ah si….

Dicevo che è successo in un giorno come un altro…

A teatro c’era un concerto di un tipo che tra noi 14enni, all’epoca, era considerato “pesante”.

Perché noi sentivamo i Kiss, i Black Sabbath, i Pink Floyd, i Police, i Rolling Stones…Jimi Hendrix ed Eric Clapton.

Mio padre invece era pazzo di lui…
mi ha costretto, di forza…ed è iniziato tutto quel giorno…

Il teatro era pieno…e dentro di me pensavo che al mondo esistevano una massa di sfigati, tristi, depressi che erano troppo fuori dal mondo…

500 persone a sentire sto tipo palloso e montato…ma dai…

Ma come si fa….

Quello pensavo…

E subito dopo pensavo

“madonna non mi passeranno mai queste due ore”

Mio padre lo aveva capito…

Me lo si leggeva in faccia…

Ma non diceva niente…nemmeno una parola…

Mi guardava…mi sorrideva e….basta…

Nemmeno una parola…

E finalmente inizia…

 

Si spengono le luci

Sale il sipario e lui è lì…

Un gruppo di musicisti dietro di lui in assetto da guerra…

E lui seduto su di uno sgabello
leggìo, chitarra, sigaretta, tavolino…posacenere ed una bottiglia di Wiscky…

Ed io ho pensato subito: “ma anvedi a questo aò…e che stà a casa sua? Cioè er solito intellettualoide de sinistra che deve fà er figo…er giusto d’à situazione…”

Il riflettore si accende…

Occhio di bue sparato in faccia…

Lui non saluta nemmeno…aspetta con superbia che finisca il lungo applauso che tutto il teatro (tranne me) gli sta riservando…

E senza nemmeno dire grazie inizia…

Le bacchette della batteria si toccano tre volte a dare il via…

E parte la musica…ed il respiro si blocca…esattamente qui…tra la bocca dello stomaco e lo sterno…come se le note, entrando dalle orecchie arrivassero al cuore…e nell’impeto, entrando, fermassero il respiro esattamente qui…

Cioè, come faccio a farvelo capire…

era  la folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco…

Era una canzone stupenda…piena…rotonda…sensuale e mistica allo stesso tempo…parlava di Cristo, ma come se parlasse di Che Guevara…

Era…

era…

era questa…

 

(qui parte “il pescatore”)

 

Era Fabrizio De Andrè…

Ed è successo esattamente in quel momento…

L’ho capito allora…che avrei fatto il musicista…

Che avrei vissuto di musica…

Vissuto…

Vivere è eccessivo….

Sarei sopravvissuto di musica…

Perché io non ero bravo come lui…

Come il maestro, come Fabrizio…

Ma ho deciso di vivere di musica…

Di sopravvivere…

Sopravvivere…perché di musica non si vive…si sopravvive…

Ho suonato con tutti…

Perché poi se sei un musicista, devi suonare con chi ti capita e quando ti capita…

Dai grandi a quelli che ti fanno schifo…

Hei…ma schifo proprio…

Ho suonato pure con Max Pezzali…
cioè…

IO…. ho suonato “sei un mito….”

Però erano 300 euro a serata…

Che facevo, dicevo di no?

E quando ho suonato con quello…

Dai quello….come si chiama?

Quello che non si può sentire proprio…

Ah…Paolo Vallesi…

Capite? Ho suonato “quando toccherai, il fondo con le dita….”

Questa la suonavo ad una mano…(con l’altra ti tocchi le palle)

Ma ho suonato anche con  i grandi…

Con Battiato, Guccini, Silvestri, Paolo Conte, Fossati…

E allora lì ti rendi conto che il senso della tua vita è uno…e sta tutto nella debolezza…

Perché noi musicisti siamo deboli…

Siamo in ostaggio della musica…

Siamo aquiloni…

La musica sale e ci porta in alto,

ci sostiene…ci costringe alle sue traiettorie, ai suoi disegni…

noi siamo in balìa, nessuna possibilità di liberarci…

i musicisti sono questo

AQUILONI…

dedicato a pino pepsi, aquilone in balìa della musica.